E’ il classico ristorante della grassa Bologna, dove si uniscono i piatti tipici della tradizione con svariate portate di pesce fresco. la loro fama è storica e nel complesso ben conservata. Vanto della loro cucina è la preparazione espressa di ogni portata.
L’ambiente è tutto sui toni del rosa imperiale, con le pareti tappezzate di antichissime bottiglie di vini, whisky e cognac. Il soffitto è in legno e il cotto per terra fornisce un bel calore visivo alla stanza. Il tovagliato è molto semplice, bianco, senza fronzoli, così come vasellame e posateria.
Particolari i lampadari, ognuno diverso dagli altri e molto di scena.
I camerieri sono tutti molto discreti e sanno capire subito le esigenze del cliente.

La tavolata era composta da otto persone che si sono divise equanimamente su carni e pesci.
Primi.
D’obbligo in Bologna i tortellini in brodo e le tagliatelle al ragù e, devo essere sincero, meritano la menzione di onore. Sono stati anche presi spaghetti alla bottarga (che curiosamente era affettata come il tartufo) e rigatoni alle canocchie.
Secondi.
Mazzancolle al vapore di buona cottura, sogliole dell’Adriatico alla griglia, un buon rombo ai carciofi, rognoncino ai funghi (ottimo e abbondante), e una saporitissima cotoletta alla bolognese (una milanese coperta di crudo e formagio gratinato). Le patate arrosto non erano decisamente buone.
Dessert.
Per mettere pace ai nostri stomaci sono stati presi anche dei sorbetti al caffè, fragola e limone. Piccola nota a favore del ristorante: un sorbetto al limone arriva in tavola completamente sciolto (sembrava una limonata ben fredda), appena lo abbiamo fatto notare al cameriere, non solo lo ha riportato, ma ne ha aggiunti altri due per la tavola.

I vini sono stati consigliati dal cameriere ed erano buoni e beverini, ma non di alto pregio.